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masticando arte, a caso

Mese: maggio, 2012

Alice e il “non-senso” estetico di un mondo schizofrenico

Bianconiglio

Bianconiglio

 

Nel Paese delle Meraviglie il buon senso è fuori dalla porta. La regola è ribaltare la coerenza, affermando e, simultaneamente, negando ogni verità.

Un coniglio bianco che corre in ritardo. Alice sogna di inseguirlo. Si ritrova così a “tracannare” intrugli sospetti che la fanno rimpicciolire; a sbocconcellare magici funghetti, seguendo i consigli/quesiti di un bruco che fuma il narghilè. È invitata a bere il thè con un cappellaio ossesionato da orologi che segnano mesi e giorni, ma non ore e minuti. Gioca a croquet con una dittatrice che la sottopone a giudizio in un tribunale privo di leggi.

Nel mondo descritto da Carroll, l’istantaneità destruttura la scansione temporale, il cambiamento travolge, senza soluzione di continuità, la stabilità. E questo perché nel Paese delle Meraviglie la logica è paradossale. L’uguaglianza è contraddizione; il “terzo escluso” costituisce, scoponendo, il dialogo e la trasmissione dei significati. Il significante continua a esistere, ma il contenuto è incostante, abbandonato alla multiforme associazione, che cambia non solo a seconda del personaggio che Alice – e il lettore – incontra, ma anche nel personaggio stesso, fulcro di possibili, infinite variabili, ai limiti della schizofrenia.

Ancor più sibillinamente l’eterogeneità si insinua all’interno della parola stessa, slegata dal contesto, estrapolata dal senso che si costruisce nella catena della coerenza. E la parola, sì detta e trasemessa, provoca la meraviglia che Alice assapora e subisce, mentre cerca di preservare la sua stessa individualità messa in crisi dell’incontro/scontro con il non-senso.

Da questo punto di vista il Paese delle Meraviglie di Carroll può anche essere letto come metafora dell’approccio sublime e fondamentalmente estetico cui la coscienza è soggetta di fronte alla follia, nella misura in cui il giudizio etico-morale sia accantonato e la curiosità nei confronti del possibile e dell’impossibile sia lasciata libera di inseguire un Bianconiglio.

Riferimenti bibliografici

Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie. Attraverso lo specchio, Garzanti Milano, 2000.

Gilles Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano, 2005.

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12 maggio. Nasce Ventuno12, il sito di condivisione creativa ispirato alla fine del mondo

Un messaggio dal Team di Ventuno12

Ventuno12.com

Ventuno12? Una data apocalittica per un nuovo sito di condivisione creativa – www.ventuno12.com – che non ha nulla a che vedere con presunte apocalissi, se non il nome, ma ha molto a che vedere con fantasia, immaginazione e diffusione di contenuti artistici.

Tutto riguarda un ripensamento a partire dal concetto di fine, presunto o meno, per condividere i propri prodotti migliori, che sembravano non valere la pena e la fatica di una pubblicizzazione.

Insomma, un’idea innovativa e rivoluzionaria che fa leva sulla scaramanzia a proposito della fine del mondo, ma anche sulla volontà di tesorizzare, a livello virtuale, la ricchezza, spesso data per scontata, dei creativi italiani.

Se la fine del mondo sopraggiungesse non sarebbe bello lasciare un’impronta delle proprie capacità artistiche almeno in una rete che non si distruggerà, essendo immateriale?

E se la fine del mondo non arrivasse? Be’, tanto meglio! Al posto di parlare con negatività dell’apocalisse, se ne sarebbe fatto un tesoro e si sarebbe riempita la rete di contenuti inediti.

Creativi italiani: la fine non è altro che il vostro inizio… almeno su Ventuno12.

Ventuno12. La fine è solo l’inizio

Sulla pagina Facebook Ventuno12 – potete pubblicare le vostre foto e i vostri video. Oppure allegarli via mail. Potete anche spedire i vostri scritti, che saranno inseriti sul sito in formato PDF, scaricabili e leggibili anche su Tablet. L’indirizzo mail è info@ventuno12.com. Il materiale verrà selezionato e  “uploadato” sul sito ogni settimana.

Link:

Ventuno12

info@ventuno12.com

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La solitudine dell’io narrante

Il Solitario di Eugène Ionesco

Il Solitario di Ionesco è un romanzo breve, che riesce a trasmettere un sapore indefinibile, ma chiaramente percepibile. Anche la solitudine è un sentimento neutro, ma spicca fra le sfumature dell’esistenza per l’allarmante insipidità.

L’inquietante sapore della solitudine troneggia, all’interno di quest’opera. Ionesco riesce a perforare lo sguardo del lettore attraverso l’occhio inespressivo del suo protagonista. Quest’ultimo osserva la vita attraverso un vetro. È spettatore dell’esistenza altrui, alla ricerca di una risposta che il pensiero (la paranoia del pensiero) non gli consente.

Ci vorrebbe coraggio per dare un senso alla vita. Ci vorrebbe una spinta di carattere quasi religioso o matematico (la fede in e per un dogma, la fede in e per un’assioma), che il dubbio ipotizzato da Cartesio, quello iperbolico, blocca nella stasi assoluta.

La finestra di un appartamento o la vetrata di un ristorante diventano, così, schermi invalicabili che proteggono il protagonista, ma che gli impediscono anche di superare l’antitesi, creata dalla domanda esistenziale, e di camminare, come uomo fra gli uomini, lungo le strade rumorose di Parigi.

Il personaggio paralizzato, tratteggiato da Ionesco, percepisce a malapena i rumori. Vorrebbe calpestare i passi di coloro che osserva. Vorrebbe, ma non può, perchè ci vuole una buona dose di volontà di potenza per graffiare il tempo. È necessaria un’ingenuità, che non appartiene al Solitario, per convincersi di essere veramente attore, nonché regista, della propria esistenza.

È come se il protagonista sapesse di essere solo la creazione nata dalla penna di uno scrittore ignoto. L’intreccio diventa, così, metaletterario, e il dialogo muto fra personaggio e creatore rompe le barriere della parola letta e si insinua nelle convinzioni del lettore, che si ritrova solo a dialogare con un ipotetico regista-creatore della sua esistenza. Ma più che di un dialogo, si tratta solo di un monologo: domande senza risposte.

E quando questa scoperta si palesa alla coscienza, l’insipidità della solitudine torna a essere assaporata da chi sta leggendo o ha letto l’opera di Ionesco.

Riferimenti bibliografici

E. Ionesco, Il Solitario, Gaffi, Roma 2007

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