La solitudine dell’io narrante

di cembaloscrivano

Il Solitario di Eugène Ionesco

Il Solitario di Ionesco è un romanzo breve, che riesce a trasmettere un sapore indefinibile, ma chiaramente percepibile. Anche la solitudine è un sentimento neutro, ma spicca fra le sfumature dell’esistenza per l’allarmante insipidità.

L’inquietante sapore della solitudine troneggia, all’interno di quest’opera. Ionesco riesce a perforare lo sguardo del lettore attraverso l’occhio inespressivo del suo protagonista. Quest’ultimo osserva la vita attraverso un vetro. È spettatore dell’esistenza altrui, alla ricerca di una risposta che il pensiero (la paranoia del pensiero) non gli consente.

Ci vorrebbe coraggio per dare un senso alla vita. Ci vorrebbe una spinta di carattere quasi religioso o matematico (la fede in e per un dogma, la fede in e per un’assioma), che il dubbio ipotizzato da Cartesio, quello iperbolico, blocca nella stasi assoluta.

La finestra di un appartamento o la vetrata di un ristorante diventano, così, schermi invalicabili che proteggono il protagonista, ma che gli impediscono anche di superare l’antitesi, creata dalla domanda esistenziale, e di camminare, come uomo fra gli uomini, lungo le strade rumorose di Parigi.

Il personaggio paralizzato, tratteggiato da Ionesco, percepisce a malapena i rumori. Vorrebbe calpestare i passi di coloro che osserva. Vorrebbe, ma non può, perchè ci vuole una buona dose di volontà di potenza per graffiare il tempo. È necessaria un’ingenuità, che non appartiene al Solitario, per convincersi di essere veramente attore, nonché regista, della propria esistenza.

È come se il protagonista sapesse di essere solo la creazione nata dalla penna di uno scrittore ignoto. L’intreccio diventa, così, metaletterario, e il dialogo muto fra personaggio e creatore rompe le barriere della parola letta e si insinua nelle convinzioni del lettore, che si ritrova solo a dialogare con un ipotetico regista-creatore della sua esistenza. Ma più che di un dialogo, si tratta solo di un monologo: domande senza risposte.

E quando questa scoperta si palesa alla coscienza, l’insipidità della solitudine torna a essere assaporata da chi sta leggendo o ha letto l’opera di Ionesco.

Riferimenti bibliografici

E. Ionesco, Il Solitario, Gaffi, Roma 2007

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