Il colpevole? Il maggiordomo!(?)

di cembaloscrivano

Patich McGrath, Grottesco

La follia immobilizzata che, tuttavia, cresce a dismisura, senza poter essere né urlata, né in alcun modo manifestata. È questo il concetto sostanziale che McGrath cerca di dispiegare e tessere in The Grotesque (1989), suo primo romanzo.

Sir Hugo Coal, appassionato studioso di paleontologia algido e un po’ misantropo, è ora completamente paralizzato, costretto su una sedia a rotelle e ritenuto da tutti un vegetale, capace solo di vivere, ma ormai privo di ogni facoltà fisica e intellettiva. In realtà, la paralisi di natura neurologica, non impedisce a Sir Coal di pensare e valutare in silenzio ciò che gli accade intorno. In particolare la sua mente è focalizzata sule azioni e gli atteggiamenti del maggiordomo di casa, Fledge, per cui ha sempre nutrito una cordiale antipatia.

Fledge appare come un individuo ambiguo, forse di natura violenta, che, insediatosi in casa Coal, sta tessendo una trama sinistra per destituire Sir Hugo, rubandogli il ruolo di padrone, di marito, di padre.

Ma è davvero così? Il colpevole, come nei classici “gialli” di ambientazione inglese, è davvero il maggiordomo, che vuole eliminare il padrone?

Nel lettore, che gode solo del punto prospettico di Hugo Coal, si insinua il dubbio che la paranoia e il sospetto siano cresciuti come erba velenosa, nel silenzio, e si siano trasformate in una follia muta e sorda che rimbomba solo nella testa di Hugo Coal.

La più classica trama “gialla” diventa così un noir che approfondisce la situazione autistica della follia, un autismo di cui la paralisi di Sir Coal è metafora grottesca, così come grottesco è quel ghigno sorridente che caratterizza il volto si Sir Coal, dopo l’incidente subito: un sorrisetto che non può scomparire anche mentre Coal sospetta paranoicamente il suo stesso delitto a opera dell’ambiguo Fledge.

 

Riferimenti bibliografici

Patich McGrath, Grottesco, Adelphi, 2000.

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