Javert: L’imperativo categorico ne I Miserabili di Victor Hugo

di cembaloscrivano

I miserabili

Impossibile analizzare o riassumere la monumentale opera che Hugo diede alle stampe nel 1862, Les Misérables. Ma fra la galleria di personaggi che cavalcano le pagine, alla ricerca di una redenzione dalla miseria, o che inciampano in un totale affossamento, un’attenzione particolare la merita Javert, che rappresenta un po’ il motore attraverso il quale l’opera si snoda.

Javert è un poliziotto, figlio di miserabili, che è riuscito a elevarsi dal magma della poveretà e della spregevolezza, trovando nella legge, nell’ordine la chiave di volta della sua vita. È un uomo rigoroso e imperturbabile, dotato di un’auto-critica serrata che lo tiene lontano da ogni errore di giudizio. Anche i pochi tratti fisici che lo denotano, il colore scuro dei suoi abiti, lo rendono palpabile al lettore che ne percepisce la costanza, la volontà, l’incorruttibilità.

Javert è un segugio e non perdona alcuna violazione. Il suo compito è che la legge sia compiuta.
Nel momento in cui reincontra Jean Valjean, un tempo galeotto nel carcere di Tolone – in cui Javert fu secondino –, ora travestito da una nuova identità rispettabile e sindaco di Montreuil sur Mer, Javert non si lascia ingannare. E inzia così la fuga e la ricerca, che porteranno i due a reincontrarsi a Parigi.

Javert diventa metafora di una forma radicale di imperativo categorico applicato. La sua deontologia è intransigente. Il dovere rispetto al passato è in grado di inibire le percezioni e i giudizi rispetto al presente e al futuro e una pena non scontata deve continuamente essere imposta, affinché l’ordine sia ristabilito. Ma Javert è anche un uomo, fatto di pulsioni e di passioni oltre che di ragione. Sensibilità sempre castrata, la sua, alla ricerca della logica perfetta da imporre sul caos. Fino all’ultimo, quando dopo essere stato salvato da Jean Valjean, non saprà arrestarlo, e si autopunirà per questa mancanza, suicidandosi.

Il fascino dell’imperturbabilità di Javert è proprio quello di essere permeabile, solo alla fine del romanzo, e di farsi toccare da quella misericordia, che ucciderà l’imperativo ma salverà dalla ricaduta il nemico di sempre, Jean Valjean.

Riferimenti bibliografici

Victor Hugo, I Miserabili, Milano, Mondadori, 2004

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