I mandarini di Godard

La Chinoise

1967, Parigi.

Cinque ragazzi in un appartamento: la sezione filocinese Aden Arabia. Il riferimento diretto è Nizan, ma, implicitamente, il richiamo corre a I Mandarini di de Beauvoir: i giovani intellettuali francesi che, al tramonto del secondo conflitto mondiale, si sentivano spiazzati; ancora socialisti, ma sospettosi nei confronti della Russia. Generazione della quale Sartre e Simone Weil furono epigoni e simulacri.

I cinque ragazzi, ripresi da Godard, sono nuovi mandarini, eredi di quella generazione descritta da de Beauvoir e critici nei confronti dei padri e della storia dell’Occidente votato al capitalismo.


Discepoli di un comunismo più che mai dialettico e multiforme, si sentono ispirati dal maoismo cinese, convinti che la risposta che la teoria può dare alla pratica sia la recitazione continua dell’uguaglianza. Recitazione che deve piegare le mode; che deve destrutturare il libero arbitrio di matrice borghese. Che deve farsi giudice e carnefice, per compiere una lunga marcia utopica verso la società ideale. La loro sceneggiatura è il Libretto Rosso cinese.

Godard si fa (e ci rende) meta-lettore della pratica del comunismo come ripetizione che piega la differenza alla norma egualitaria.

La macchina da presa non è nascosta allo spettatore, le scenografie scarne sembrano quelle del set abbandonato di una rappresentazione sperimentale. Il montaggio, a volte veloce, altre lentissimo, si alterna schizzofrenicamente, legandosi in alcuni casi a un gusto impressionistico della ripresa, ma strizzando l’occhio anche a una fotografia vivida e segmentata. I colori saturi di alcuni fotogramma richiamano la pop art.

La chinoise è ancora un film particolarmente moderno: ambizioso e sperimentale riesce a tradurre in sinestesia lo spirito eterogeneo e un po’ artificioso di un ’68 non ancora arrivato, ma già scritto e, in un certo senso, già recitato.

Riferimenti cinematografici

G.-L. Godard (scritto, diretto), La chinoise, Francia 1967.

Riferimenti bibliografici

S. de Beauvoir, Les Mandarins (1956), Gallimard, Paris 1972.

P. Nizan, Aden Arabia (1931), Mondadori, Milano 1996.