L’insostenibile pesantezza dell’esser-ci

l’Essere di Kundera e l’Esser-ci di Heidegger
a confronto

Una storia di passioni e nostalgia sui possibili incastri delle tre dimensioni temporali: passato, presente e futuro. La scena in cui si svolge l’azione è la Praga del 1968, con le sue speranze, piegate poi dalla successiva invasione russa.

Quattro vite si incrociano. All’apparenza si tratta di due coppie: Tomáš e Tereza, Sabrina e Franz. Quattro caratteri dissimili fra loro, le cui esistenze si incontreranno in un cerchio di sentimenti, paure, rimpianti. E in questo crogiuolo, in cui tutto accade, ma nulla sembra cambiare, si rivela il dramma che Kundera cuce magistralmente – che è poi anche il titolo del suo capolavoro –: L’insostenibile leggerezza dell’essere.

Potrebbe essere appropriato applicare alla lettura di Kundera la terminologia usata da Heidegger per descrivere il modo in cui l’Essere si concede fenomenologicamente nella storia temporale: Dasein (Esser-ci); tentativo filosofico di approssimarsi alla primaria natura dell’Essere.

Da questo punto di vista, il romanzo di Kundera sembra rappresentare una valida metafora per sondare il rapporto insostenibile e pesante che l’Esserci (come soggetto, che vive in uno spazio-tempo) ha con l’Essere.

L’amaro che rimane, leggendo e ripercorrendo quelle casualità che portano i protagonisti a incrociarsi e poi a disperdere qualcosa del loro sé, nell’incontro, pur rimanendo sempre identici, è rivelativo di un rapporto mancato con il fluire dell’Essere, che si rivela nella storia, ma non è mai colto e mai assunto nella sua istantaneità e insondabile leggerezza.

In definitiva, i quattro protagonisti subiscono gli istanti dei quali e nei quali si formano le loro esistenze, senza capire che in quell’istantaneità tutto potrebbe essere capovolto, reinventato. Essi percorrono la loro strada, come un percorso necessitante, piatti. E in questo Kundera rivela quello che lo stesso Heidegger capì, lasciando interrotto Essere e Tempo: ovvero che l’Esserci, come esistenza soggettiva, non può mai riuscire a cogliere la sostanziale e leggera libertà dell’Essere.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, Milano 1989

Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi, Milano 2005

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