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Ironie di una Torino in giallo

La donna della Domenica

La donna della Domenica

1971. Due scrittori, uno romano, uno torinese, architettano un romanzo a quattro mani composto su un’unica macchina da scrivere. A marzo del ’72 esce La donna della Domenica di Fruttero e Lucentini.

Il genere è Giallo: il commissario Santamaria indaga sulla morte dell’architetto Garrone, buontempone presenzailista, immanicato nei salotti collinari della Torino “bene”, ma anche nelle trattorie e nei bordelli della Torino “male”. Tutti gli indagati ammettono di aver conosciuto e (molto cortesemente) detestato il Garrone.

Ma leggendo, ci si accorge di avere a che fare con qualcosa di diverso da un semplice giallo.

L’omicidio, le indagini sono solo il canovaccio di una commedia umana ben più ampia e ben più longeva, che rivela provincialismo e intelligenza, cortesia e razzismo della capitale sabauda.

Torino, i viali, la vita rionale – sempre un po’ pettegola. Torino, grigio monopolio della FIAT, scenario delle proteste degli anni Settanta; ma anche verde e un po’ snob nelle ville che la dominano dalla collina. Torino, cara ai due scrittori, è lo scenario e, in fondo, il microcosmo rivelatore dell’azione misera e nobile, ma comunque goffa, dell’essere umano.

Da questa prospettiva, La donna della domenica sembra un’epifenomeno sintetico di quella ricerca fenomenologica sull’ontologia dell’essere umano, letto attraverso la cifra della cretineria, che ha impegnato Fruttero e Lucentini e che è emersa dalle argute pagine scritte per “La Stampa“.

A osservare e palesare tutto ciò, è un siciliano, Santamaria, che nei rioni è chiamato “terrone”, mentre su, in collina, è più nobilmente “quel Commissario meridionale”. Ma pur sempre uno straniero, che per lavoro si trova immerso in un gioco di cui deve imparare le regole. E in questo ludico confronto ci scappa anche una scuffia con una Lei ricca, snob, ma anche simpatica. La prima degli indagati: la donna della domenica.

Riferimenti Bibliografici

Carlo Futtero e Franco Lucentini, La donna della domenica (1972), Mondadori, Milano 2001.
Carlo Futtero e Franco Lucentini, Il cretino in sintesi, Mondadori, Milano 2003.

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Il colpevole? Il maggiordomo!(?)

Patich McGrath, Grottesco

La follia immobilizzata che, tuttavia, cresce a dismisura, senza poter essere né urlata, né in alcun modo manifestata. È questo il concetto sostanziale che McGrath cerca di dispiegare e tessere in The Grotesque (1989), suo primo romanzo.

Sir Hugo Coal, appassionato studioso di paleontologia algido e un po’ misantropo, è ora completamente paralizzato, costretto su una sedia a rotelle e ritenuto da tutti un vegetale, capace solo di vivere, ma ormai privo di ogni facoltà fisica e intellettiva. In realtà, la paralisi di natura neurologica, non impedisce a Sir Coal di pensare e valutare in silenzio ciò che gli accade intorno. In particolare la sua mente è focalizzata sule azioni e gli atteggiamenti del maggiordomo di casa, Fledge, per cui ha sempre nutrito una cordiale antipatia.

Fledge appare come un individuo ambiguo, forse di natura violenta, che, insediatosi in casa Coal, sta tessendo una trama sinistra per destituire Sir Hugo, rubandogli il ruolo di padrone, di marito, di padre.

Ma è davvero così? Il colpevole, come nei classici “gialli” di ambientazione inglese, è davvero il maggiordomo, che vuole eliminare il padrone?

Nel lettore, che gode solo del punto prospettico di Hugo Coal, si insinua il dubbio che la paranoia e il sospetto siano cresciuti come erba velenosa, nel silenzio, e si siano trasformate in una follia muta e sorda che rimbomba solo nella testa di Hugo Coal.

La più classica trama “gialla” diventa così un noir che approfondisce la situazione autistica della follia, un autismo di cui la paralisi di Sir Coal è metafora grottesca, così come grottesco è quel ghigno sorridente che caratterizza il volto si Sir Coal, dopo l’incidente subito: un sorrisetto che non può scomparire anche mentre Coal sospetta paranoicamente il suo stesso delitto a opera dell’ambiguo Fledge.

 

Riferimenti bibliografici

Patich McGrath, Grottesco, Adelphi, 2000.

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